Obesità infantile:una nuova epidemia

Obesità infantile:una nuova epidemia

 

Obesità infantile: una nuova epidemia

di Franco Carlino

 

 

“Noi  siamo quello che mangiamo”, diceva il filosofo tedesco Feuerbach. Ma già molti secoli prima, nell’antica Grecia , Ippocrate affermava : “ fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo” . Entrambe le celebri frasi sottolineano lo stretto legame tra l’alimentazione e la nostra salute. Tale connessione è diventata ancora più evidente negli ultimi anni, con le conoscenze sempre più approfondite dell’importanza che hanno sane abitudini  alimentari  sia nella prevenzione dell’insorgenza di alcune patologie sia nella terapia delle stesse .

Ma se da un lato il progresso scientifico  ha portato ad una conoscenza sempre più approfondita in ambito medico , d’altro canto negli ultimi decenni stiamo assistendo allo sviluppo esponenziale di alcune patologie , che vanno in controtendenza, come l’Obesità.

L’Obesità è diventato un problema sanitario e sociale sempre più evidente , ma il dato che più preoccupa è la vera epidemia di obesità infantile.

Se confrontiamo i dati mondiali  di diffusione dell’obesità infantile di 25 anni fa con quelli di oggi , si nota un incremento di tale condizione a livello mondiale , con diffusione anche nei paesi definiti in via di sviluppo ( America del sud, Africa e Asia ) , arrivando nei paesi definiti più avanzati ( Europa e USA ) a percentuali impressionanti . Negli Stati Uniti 1 bambino su due è in sovrappeso o obeso.

In Italia la condizone è preoccupante, circa 1 bambino su 3 è in sovrappeso obeso, ma la percentuale è molto differente tra varie Regioni.Il primato negativo spetta alle regioni del Sud ed in particolare alla Campania con circa il 43% di obesità infantile.

Viene spontaneo quindi interrogarsi sulle cause di tale situazione.

Uno spunto di riflessione lo fornisce lo Studio sui consumi alimentari in Italia ( SCAI ), che mostra come nelle regioni del Sud Italia e Isole ci sia in media il 10 % in meno del consumo di frutta verdura e ortaggi rispetto alla media nazionale e 20 % in meno rispetto alle regioni del Nord Italia.

Tutto ciò in un contesto in cui  già la media nazionale  di consumo di frutta verdure e ortaggi è al di sotto dei livelli raccomandati dall’ OMS ( Organizzazione mondiale della sanità )  ( 300 gr al giorno contro almeno 750 gr al giorno consigliati ).

Questi dati sono  molto paradossali se pensiamo che l’Italia , soprattutto  il Sud e Isole , è la patria della Dieta Mediterranea, Patrimonio mondiale immateriale dell’UNESCO, che fa del consumo di frutta verdura e ortaggi la base della sua piramide alimentare.

Un’altra causa  che immediatamente salta agli occhi , oltre agli errori alimentari, è la scarsa attività fisica, sia essa programmata di tipo sportivo, ma soprattutto l’attività fisica spontanea, come andare a scuola a piedi,  giocare all’aperto con i coetanei , salire le scale a piedi, aiutare i genitori nelle faccende domestiche.

Anche in questo caso le indicazioni dell’OMS sono molto precise: bambini e adolescenti dovrebbero svolgere almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata , siamo ben al di sotto di tali livelli raccomandati.

Inoltre un altro parametro sono le ore trascorse davanti alla TV o agli atri sistemi informatici, che non dovrebbero superare le 2 ore giornaliere, in quanto maggiore è il tempo passato davanti alla tv, spesso consumando cibi ipercalorici,  e maggiore sarà il rischio di  sviluppare Obesità.

Ultimo, ma non ultimo , aspetto da considerare è la presenza di uno o entrambi i genitori obesi, in tale caso la possibilità che anche il figlio sviluppi obesità infantile è altissima.

La preoccupazione che deriva da questi dati nasce dal fatto che un bambino obeso , se non si interviene in tempo, diventerà quasi certamente un adulto obeso che svilupperà più precocemente e più facilmente alcune patologie ( Diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e articolari, ecc… ),portando ad un impatto  negativo sulla sua qualità di vita  e sulla sua durata di vita, senza tralasciare l’impatto sociale ed economico che ciò avrà nei prossimi anni sul nostro Paese.

Da tutto ciò emerge la necessità , quasi un obbligo, da parte di tutte le figure che concorrono all’educazione alimentare e motoria dei bambini ( famiglia, scuola, pediatra, istituzioni, mezzi di comunicazione e industrie alimentari ) a rivalutare il loro ruolo al fine di poter offrire ciascuno per la propria parte ed in maniera coordinata le informazioni e gli insegnamenti idonei per ridurre la diffusione dell’obesità infantile per avere poi adulti in buona salute.

Diabetolòogo  e Dirigente Medico Ospedale di Marcianise