Il Teatro Garibaldi di S. Maria Capua Vetere

Il Teatro Garibaldi di S. Maria Capua Vetere

IL TEATRO GARIBALDI di S Maria Capua Vetere

di Maurizio Mazzotti

 

Correva l’anno 2001, la giunta Bassolino aveva assegnato al Comune di SMCV un finanziamento per la ristrutturazione e il restauro del teatro Garibaldi. Il Sindaco Iodice aveva fatto di tutto per tenere accesa la fiammella della speranza, aveva invitato il suo amico Toni Servillo a fare le prove dei suoi spettacoli sul palco di quello che appariva come un irrecuperabile rudere.

“Mauri’, i soldi sono pochi, vedi di fare un miracolo”, mi disse.

Mi sono sempre piaciute le sfide, ma questa appariva davvero insormontabile.

Ero anche il Datore di lavoro del teatro ai sensi del 494/96, e vivevo nel terrore di un incidente. “Maestro, mi raccomando, state attenti. Se succede un incidente e qualcuno si fa male ci portano tutti direttamente a San Francesco”. (Locuzione usata per dire “ in carcere”, perché lo storico istituto di pena della città, pur se dismesso da qualche anno, era ubicato in piazza San Francesco).

La giunta di SMCV ebbe la grande idea di incaricare come consulente scientifico una giovane e brillante ricercatrice della Seconda Università di Napoli (ora università della Campania Vanvitelli), Almerinda Di Benedetto, attualmente docente di Storia dell’Arte della SUN, la quale, nella sua pubblicazione dal titolo: “Il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere – Appunti storici per un restauro”, così scriveva:

“Quando nel giugno del 2001 fui accompagnata per un sopralluogo da Maurizio Mazzotti, ingegnere capo del Comune e responsabile del progetto di ristrutturazione, (….) quanto si presentava sotto i nostri occhi appariva profondamente desolante. Il Teatro, se possibile, versava in condizioni peggiori di quanto avevo potuto constatare qualche anno prima”. (segue una descrizione che stringe il cuore).

“Tale impegno mi ha consentito di constatare il primato di questa provincia e in particolare del territorio di Santa Maria Capua Vetere sulle altre realtà della Campania nel XIX secolo; qui, più che altrove, la ricca borghesia, spinta dal desiderio di emulare i fasti del nuovo ceto rampante assurto ai vertici del potere nazionale, tentò di omologare le proprie scelte a quelle compiute nel capoluogo partenopeo, fucina di suggerimenti ispirati a segnali provenienti dal resto d’Italia”.

Dal canto mio posso solo dirvi, ad esempio, che i restauratori dovettero raschiare per giorni e giorni con delicatezza dalle foglie d’oro che coronavano il boccascena una sorta di marmellata marrone: era la nicotina rappresa!

Dovetti far abbattere il palcoscenico che era stato anni prima ricostruito in cemento armato, con perdita totale dell’effetto di cassa armonica, per ripristinare l’antico palco in legno, restituendo al teatro la capacità di trasmettere ed amplificare tutte le armoniche di ordine superiore che, come sanno i musicisti, conferiscono ai suoni quella completezza e quella pienezza che caratterizza i grandi teatri lirici all’italiana. E poi la scelta difficile delle poltrone della platea, e poi, e poi….

Bene, dopo venti anni il Garibaldi è ancora il migliore teatro dell’intera provincia di Caserta e, dopo il San Carlo, il secondo o terzo della Campania.

Beh, confesso di essere orgoglioso di aver lavorato, studiato, sofferto e rischiato per il Garibaldi, indiscusso gioiello della mia città.

*Già Ing. Capo del Comune di S. Maria Capua Vetere